Buongiorno Barbare e tutti
di sicuro la situazione non è facile per le maestre che da tempo
soffrono e discutono con il Comune per la loro condizione lavorativa
(generale e locale), ma come purtroppo accade sistematicamente le
conseguenze delle loro iniziative e agitazioni si ripercuoto solo
sulle famiglie e non sul Comune in quanto controparte.
Mi dici per piacere in forma ti hanno consegnato questo comunicato?
a mano, nell'armadietto, per mail, in bacheca.....
Da noi in Baroni 45 non c'è alcuna volontà di condivisione ma solo
doloroso muro contro muro.
Sono tre anni che alle mie richieste e inviti alla condivisione con
i genitori delle loro lotte e dei loro sacrifici anche economici
(cioè, spiegateci voi le motivazioni degli scioperi, raccontateci
cosa vi dite in assemblea, diteci cosa intendete fare per migliorare
il vostro lavoro e di conseguenza la situazione), alle mie
richieste ricevo sempre degli amichevoli "informati, leggi i
giornali...".
Siamo messi proprio male. Il genitore deve spontaneamente
documentarsi perché subendo un disagio al posto del Comune di Milano
desidera ardentemente condividere le fatiche del personale della
scuola? Funziona così?....
E comunque, quanti leggono o guardano i notiziari, quanti si
informano le famiglie straniere che nella nostra zona rappresentano
una discreta presenza?
I genitori non contestano gli scioperi né tanto meno il diritto ad
aderirvi, ma la forma con cui vengono esercitati nel particolare dei
servizi all'infanzia.
Il silenzio, l'asservimento al sindacato USB che impone alle
educatrici di non dire ai genitori se aderiranno allo sciopero o
meno!
Cioè il sindacato impone a un essere umano in grado di intendere e
di volere di non parlare con i genitori e non esprimere la propria
opinione e posizione.
Vi è chiaro cosa sta succedendo?
La scorsa settimana si è superato il limite.
Su una bacheca in salone è stato affisso un avviso su foglio bianco,
non firmato ma con timbro del Comune , in cui si davano alle
famiglie le regole da rispettare per informarsi circa il servizio
nella giornata di sciopero: tipo i genitori non hanno diritto di
chiedere alla maestra se aderirà o meno allo sciopero, i genitori
che portano i figli al prescuola possono chiamare alle 7 o 7,30 non
ricordo per sapere se c'è la maestra del prescuola, poi chiamare
alle 9.45 e chiedere se c'è la maestra delle 10, se non c'è devono
andare a prendere il bambino, se invece c'è devono chiamare
alle.....e via dicendo.
Tralasciando momentaneamente il grave abuso di timbrare a nome del
Comune una informativa personale e arbitraria con l'intento di farla
passare come disposizione della direzione scolastica (fatto che ho
chiesto di approfondire nelle sedi competenti), si è trattato di una
iniziativa non richiesta, fuori luogo, aggressiva e violenta nei
confronti sia delle famiglie che delle educatrici.
E questa sarebbe la centralità del bambino che non sa cosa farà in
giornata, due ore da una parte e un'ora dall'altra.
E sarebbe anche il rispetto delle famiglie (dei lavoratori) che
secondo il sindacato dovrebbero passare la giornata al telefono
(presumibilmente trovandolo spesso occupato) ed organizzarsi ogni
due ore?
Ma siamo seri!!!
Penso stiamo parlando di servizi particolari, non di una attività
come le altre, le educatrici sono in lotta con il Comune e noi
abbiamo bisogno che stiano bene : perché fare cadere tutto ciò sulla
famiglia?
Non capisco dove sia il disagio per il Comune, causa delle
agitazioni.
Inutile dire che sono sempre meno coloro i quali chiamano perché
stufi di essere tenuti in ballo da USB: si tengono i bambini a casa
con nonni o babysitter chi può o si prende giorno di ferie, il
problema è ovviamente molto meno sentito da chi per scelta o
necessità non lavora.
E tornano ricorrenti i soliti taglienti discorsi sulle scuole
private, con gli argomenti che immaginate.
Comunque i contenuti del comunicato che condividi, Barbara, mi
paiono ben più morbidi di quelli del documento del 18 novembre che
allego qui.
Nel lungo e articolato comunicato, di cui riporto questo passaggio "...Dall’analisi
del documento, si deduce un orientamento che affievolisce i
principi fondanti della “centralità del Bambino” quale
imprescindibile soggetto di diritti, di rispetto costante
dei suoi tempi, ritmi e bisogni di crescita individuali e
collettivi, mentre si delineano chiaramente modalità
organizzative maggiormente funzionali alle richieste delle
Famiglie." , pare che per USB il centro della
questione non sia tanto la cosiddetta sbandierata centralità del
Bambino ma unicamente il (giusto!) posto di lavoro per titolari e
precari e la indiscutibilmente sacrosanta retribuzione dei
lavoratori per il lavoro svolto.
E se ci fossero ancora dei dubbi, capiamo anche "le modalità
organizzative funzionali alle richieste delle Famiglie (...?)" sono
poco gradite al sindacato.
Detto questo, perché io non potrei chiedere alla maestra se il
giorno dopo aderirà allo sciopero, e perché la maestra non dovrebbe
essere in grado di rispondere da sola "sì" o "no" oppure spiegare
lei personalmente in "non te lo dico". C'è bisogno di qualcuno che
tappi le bocche? Mica avranno timore di rappresaglie?
Non mi viene in mente come si chiama questo sistema........
In questo modo le maestre da una parte e genitori dall'altra.
E' brutto e triste, anche perché immagino molti di noi come me hanno
un rapporto sereno e amichevole con le "ragazze".
Perché non capirci?
Naturalmente so che tra i genitori del gruppo ci sono insegnanti e
sindacalisti, e chi non la pensa come me dirà la propria.
Mi duole dirlo ma buona parte dei genitori, almeno della nostra
scuola, non condividono questo modo di fare perché non viene
trasmesso il fine giusto né accettato il metodo utilizzato.
Scusate qualche riga di troppo, buona serata
Marco Dagradi