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Circolo Cappuccini

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Mar 6, 2012, 4:31:45 PM3/6/12
to Cappuccini News

Venerdì 9 e Sabato 10 marzo 2012
Inizio Proiezione ore 20:45 - Imola, Cinema Cappuccini

 

MIDNIGHT IN PARIS di Woody Allen

Midnight in Paris è l’ultimo brillante film di Woody Allen, premiato agli Oscar 2012 per la miglior sceneggiatura originale. Gil (sceneggiatore hollywoodiano con aspirazioni da scrittore) e la sua futura sposa Inez sono in vacanza a Parigi con i piuttosto invadenti genitori di lei. Gil è già stato nella Ville Lumiêre e ne è da sempre affascinato. Lo sarà ancor di più quando una sera, a mezzanotte, si troverà catapultato nella Parigi degli Anni Venti con tutto il suo fervore culturale. Farà in modo di prolungare il piacere degli incontri con Hemingway, Scott Fitzgerald, Picasso e tutto il milieu culturale del tempo cercando di fare in modo che il ‘miracolo' si ripeta ogni notte. Suscitando così i dubbi del futuro suocero…

 

Interpreti: Kathy Bates (Gert), Adrien Brody (Salvador), Carla Bruni (Guida al museo), Marion Cotillard (Adriana), Rachel McAdams (Inez), Michael Sheen (Paul), Owen Wilson (Gil), Nina Arianda (Carol), Kurt Fuller (John), Tom Hiddleston (Sig. Fitzgerald), Mimi Kennedy (Helen), Alison Pill (Sig.na Fitzgerald); Origine: USA/Spagna; Sceneggiatura: Woody Allen; Fotografia: Darius Khondji; Montaggio: Alisa Lepselter; Produzione: Mediapro; Distribuzione: Medusa; (2011); Anno: 2011; Durata: 94’

 

Qual è la vostra epoca preferita? Quella nella quale avreste voluto vivere e nella quale pensate che avreste potuto certamente realizzarvi? Tutti ne abbiamo una e siamo convinti che là, forse, saremmo stati davvero al centro del mondo. Naturale che per Gil, un giovane sceneggiatore hollywoodiano che sta tentando di scrivere il suo primo romanzo e trascorre una vacanza a Parigi con la fidanzata ricca e i genitori di lei, l’epoca sognata, l’età d’oro, sia quella della Festa mobile, gli anni Venti raccontati da Hemingway, quando tutti gli scrittori americani e gli intellettuali europei parevano essersi dati appuntamento a Parigi. Zelda e Francis Scott Fitzgerald, Hemingway e Gertrude Stein,T.S. Eliot e Cocteau, e Picasso, Dalí, Buñuel, Man Ray, Djuna Barnes e Josephine Baker: di notte, passeggiano tutti ancora per le strade di Parigi, e si danno ancora alla pazza gioia nelle loro case e nei loro bistrot, accompagnati dal vivo da Cole Porter e dalle sue canzoni. Sogni a occhi aperti? Mica tanto: basta trovarsi nell’angolo giusto allo scoccare della mezzanotte e può accadere che una Bentley d’epoca si accosti e che Zelda e Scott in abito da sera vi trascinino dentro quell’immortale ‘Festa’. È quello che capita, mezzanotte dopo mezzanotte, a Gil (uno stralunato, incredulo Owen Wilson), in “Midnight in Paris”, il miglior Woody Allen degli ultimi anni, un film che ricorda, come impianto narrativo, “La Rosa purpurea del Cairo”, senza tuttavia l’incolmabile malinconia di questo. Perché, nonostante la sua apparente inadeguatezza davanti a un modello ideale, la vita va vanti e soprattutto perché si può scoprire di non essere gli unici segnati dalla frustrazione e dal rimpianto di un’epoca mai vissuta e che tutti, proprio tutti, persino, che so, Gauguin e Degas, hanno sognato un altrove passato e irraggiungibile. Aperto da una successione di vedute parigine che ricordano, a colori, le immagini in bianco e nero con cui iniziava “Manhattan”, “Midnight in Paris” comincia con la classica successione di scene di coppia e coppie, di battibecchi, attrazioni, fastidi della commedia alleniana. Niente di nuovo, all’apparenza. Poi, appunto allo scoccare della mezzanotte, Parigi prende il sopravvento, l’anima della città (almeno, l’anima che piace a Gil) prende forma e il sogno si materializza. Ogni notte, la Bentley-carrozza passa a prendere lo scrittore- Cenerentola, per portarlo a nuovi incontri e a nuovi, pazzeschi, confronti letterari: Gertrude Stein legge il suo libro e gli dà consigli; Hemingway vuole fare a cazzotti con lui, Salvador Dalí vuole fargli il ritratto e Man Ray - surrealista - sostiene che l’avventura che Gil sta vivendo è assolutamente normale. Un fuoco di fila di riferimenti e battute, gag-schizzi, messi a punto in una sceneggiatura scintillante, nello stesso tempo coltissima e leggerissima, dove non esistono macchiette ma solo personaggi a tutto tondo, delineati attraverso i loro proverbiali tratti artistici (su tutti, Dalí, la Stein, Hemingway e Buñuel). Scritto con amore e intelligenza, “Midnight in Paris” è il migliore dei film realizzati da Woody Allen in Europa; forse perché Parigi gli è più affine di quanto non fossero Londra e Barcellona, Allen questa volta è riuscito a liberare l’essenza della città dalla necessità della sua riproduzione, a lasciar guidare il suo occhio  e la sua scrittura (esattamente come Gil lascia guidare la sua vita) dalle suggestioni sotterranee e casuali. Perché in fondo il caso e il sogno (e il cinema) si assomigliano.

(Emanuela Martini - Cineforum)

 

Arrivato a 75 anni Woody Allen è più lieve e ironico di quando era giovane: con “Midnight in Paris” ha scritto una delle sue cose migliori per divertimento e intelligenza. Gil, un Owen Wilson nell’ennesima incarnazione cinematografica del regista, è uno sceneggiatore di Hollywood con giovanili aspirazioni di letterato sepolte fra la piscina e il campo da golf. In viaggio a Parigi con la fidanzata Inez (Rachel McAdams), si sente intrappolato da una compagnia noiosissima, a cominciare dal padre della futura sposa, un reazionario odioso, e un amico della fidanzata, pedante e ordinario (Michael Sheen). Alla disperata ricerca di una via di fuga, Gil comincia a vagare per la città, magicamente ripresa da Woody Allen, ad annusare suggestioni del passato e a inseguire le tracce dei propri miti letterati, fra caffè e brasseries. Finché, per uno dei tanti cortocircuiti spaziotemporali di moda nel cinema, il protagonista non si trova ogni sera proiettato nella leggendaria Parigi anni Venti, tra Ernest Hemingway e di Pablo Picasso. Eccellente il cast con tra gli altri Marion Cotillard, Kathy Bates, Adrien Brody, Carla Bruni. Un godimento lontano dai luoghi comuni.

(Curzio Maltese - La Repubblica)



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