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Circolo Cappuccini

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Feb 7, 2012, 4:07:15 PM2/7/12
to Cappuccini News
Venerdì 10 e Sabato 11 febbraio 2012
Inizio Proiezione ore 20:45 - Imola, Cinema Cappuccini
 
CARNAGE di Roman Polanski

Carnage è ambientato in un misurato appartamento di Brooklyn dove due coppie provano a risolvere uno smisurato accidente. Zachary e Ethan, i loro figli adolescenti, si sono confrontati incivilmente nel parco. Gli iniziali convenevoli scherzosi si trasformano ben presto in discorsi di tono diverso: un crescendo inesorabile e involontario che crea le premesse per una vera e propria resa dei conti

La professionalità dei quattro attori non si risolve in una prova di bravura fine a se stessa ma è finalizzata a conferire spessore, credibilità e verità ai toni aspri di denuncia che si creano rispetto ai tanti argomenti affrontati: cultura, società, politica, occidente e terzo mondo, famiglia, uomo e donna...

Interpreti: Jodie Foster (Penelope Longstreet), Kate Winslet (Nancy Cowen), Christoph Waltz (Alan Cowen), John C. Reilly (Michael Longstreet); Origine: Francia/Germania/Polonia/Spagna; Sceneggiatura: Roman Polanski, Yasmina Reza; Fotografia: Pawel Edelman; Musica: Alberto Iglesias; Montaggio: Hervé de Luze; Produzione: Constantin Film/SBS Productions/SPI Poland; Distribuzione: Medusa; Anno: 2011; Durata: 79’

“Carnage” (cioè Massacro) di Roman Polanski è una superba riduzione della pièce di Yasmina Reza (“Il dio del massacro”, appena tradotto da Adelphi) ma soprattutto è una grande prova di regia e di recitazione. Il testo racconta l’incontro tra due coppie borghesi di Brooklyn: i figli undicenni se le sono date (meglio: uno ha rotto due denti all’altro) e i genitori vorrebbero comporre la questione nel modo più civile possibile. Ma una battuta un po’ tagliente lasciata cadere nel discorso a cui viene risposto in maniera altrettanto acida finiscono per innescare nel quartetto un inaspettato “gioco al massacro”. Dove però i contendenti non rispettano sempre le alleanze di coppia: a volte sono i due uomini che fanno ‘comunella’, a volte le due donne, a volte una coppia guarda l’altra rinfacciarsi vecchie ferite e procurarsene delle nuove. Polanski aveva già raccontato il ‘massacro’ di due coppie in “Luna di fiele”, ma in quel film la tensione prendeva i toni del melodramma più sfrenato, dove nella miglior tradizione romantico-ottocentesca i rapporti d’amore si rivelavano rapporti di potere. Qui tutto è più raffreddato e controllato, come vorrebbero le forme e i valori condivisi, ma ogni tanto la ‘violenza’ che i genitori stigmatizzavano nei figli si impadronisce anche degli adulti. Senza denti rotti, ma con ferite ‘morali’ che potrebbero essere ben più dolorose. Restando fedele al testo letterario, che impone unità di luogo (l’appartamento di una delle due coppie) e di tempo (tutto si svolge in 79 minuti) Polanski dimostra la sua maestria usando montaggio e cambi dì inquadrature per sottolineare il ritmo del testo, così da cancellare ogni rischio di ‘staticità’ teatrale. Mentre un quartetto di attori al diapason della loro bravura cesella i quattro personaggi come meglio non si potrebbe: Christoph Waltz e John C. Reilly sono perfetti, ma sono Jodie Foster e Kate Winslet a lasciare davvero a bocca aperta, ponendo da subito la loro candidatura ai Leoni per le migliori attrici.

(Paolo Mereghetti - Il Corriere della Sera)

 

In un parco tra i grattacieli di New York due ragazzini fanno a botte e uno le prende. I rispettivi genitori si incontrano per trovare una conciliazione, dare l’esempio ai figli discoli, risolvere le cose civilmente. Jodie Foster e John C. Reilly sono i padroni di casa: lei scrive di missioni umanitarie e tragedie in Darfur, lui vende oggetti domestici, dalle maniglie ai cessi. Kate Winslet e Christoph Waltz sono gli altri genitori, mediatrice finanziaria lei, avvocato inguaiato lui, costantemente al cellulare e con la mente altrove. Cominciano a conoscersi appunto civilmente e finiscono per sbranarsi. Dalla pièce teatrale “Il dio del massacro” di Yasmina Reza (pubblicato in Italia da Adelphi) un furibondo, ispiratissimo kammerspiel di 79 minuti dove Roman Polanski tira fuori il meglio di sé, e soprattutto cattura la palpabile performance di quattro interpreti straordinari.

Ma non è teatro filmato, anzi, è puro cinema in cinquanta metri quadri di spazio, più un corridoio esterno che porta all’ascensore. La coppia ospite cerca fin dall’inizio di andarsene ma poi torna inesorabilmente indietro, come in un labirinto bunueliano. Si ricomincia da capo, tutto sotto controllo, poi si rilancia tra insulti, offese, vomito e Scotch, mentre un vicino, Polanski stesso, guarda dall’uscio richiamato dalle grida e subito viene ricacciato dentro dalla Foster, che ha un perenne inquietante lampo negli occhi. Una scena geniale: come se l’inquilino del terzo piano Trelkevsky da lì non se ne fosse mai andato. Agli arresti domiciliari anche questi quattro borghesi, chi più chi meno benestante, pronti a spolparsi fino a lasciare di sé le ossa, nella speranza che le protesi metalliche brucino anch’esse se cremate. Caos senza equilibrio, con l’alcol che aiuta a scalfire inibizioni. I riferimenti a Bacon e alla sua pittura defigurante sono espliciti (la Foster legge d’arte) e si vede lontano un miglio che il testo originale l’ha scritto una donna, perché i peggiori sono gli uomini. Polanski, che esordì con un film girato in una barca, è capace di realizzare un kolossal disturbante in un portacenere e regala improvvisi dettagli (il dito alzato di Waltz per chiedere il whisky, il cellulare appoggiato sul vassoio di rame, il sigaro nel taschino) che fanno gridare a pieni polmoni: è il cinema!

(Mauro Gervasini - Film TV)



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