film della settimana

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Circolo Cappuccini

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Mar 14, 2012, 5:44:06 PM3/14/12
to Cappuccini News

Venerdì 16 e Sabato 17 marzo 2012
Inizio Proiezione ore 20:45 - Imola, Cinema Cappuccini

 

SCIALLA! di Francesco Bruni

 

Scialla! (Stai sereno) è una commedia divertente quanto intelligente. Vi  incontriamo Bruno Beltrame: ha tirato i remi in barca, del suo antico talento di scrittore è rimasto quel poco che gli basta per scrivere su commissione “i libri degli altri”, le biografie di calciatori e personaggi della televisione, e la sua passione per l’insegnamento ha lasciato il posto a uno svogliato tran-tran di ripetizioni a domicilio a studenti altrettanto svogliati. Tra questi spicca il quindicenne Luca, ignorante come gli altri, ma vitale ed irriverente. Un bel giorno la madre del ragazzo si fa viva, come un fantasma dal passato, con una rivelazione che butta all’aria la vita di Bruno…

 

Interpreti: Fabrizio Bentivoglio (Bruno), Barbora Bobulova (Tina), Filippo Scicchitano (Luca), Vinicio Marchioni (Poeta), Giuseppe Guarino (Carmelo), Prince Manujibeya (Prince), Arianna Scommegna (Marina), Giacomo Ceccarelli (Valerio), Raffaella Lebboroni (Prof.ssa Di Biagio); Origine: Italia; Soggetto: Francesco Bruni, Giambattista Avellino; Sceneggiatura: Francesco Bruni; Fotografia: Arnaldo Catinari; Musica: Amir Issaa & Ceasar Productions; Montaggio: Marco Spoletini; Produzione: IBC Movie/RAI Cinema; Distribuzione: 01 Distribution (2011); Anno: 2011; Durata: 95’

 

Nell’esordire alla regia, il livornese Francesco Bruni ha potuto contare su un copione ben scritto e intimamente legato alle sue corde. Ora, la cosa potrebbe sembrare scontata considerato che da oltre vent’anni Bruni lavora proprio come sceneggiatore; e assai bene come dimostrano i film firmati per il concittadino Paolo Virzì, di cui è usuale collaboratore, e tanti altri cineasti. Ma il discorso non è così lineare: in verità, capita sovente che gli scrittori passando dietro la macchina da presa tradiscano in qualche modo se stessi. Bruni, no: è un punto a suo favore dal quale ne consegue un altro, e cioè che “Scialla!” è opera personale, motivata. Il titolo si riferisce a un neologismo gergale romano in uso presso gli adolescenti che significa ‘stai tranquillo, stai calmo’. Forse deriva dall’arabo inshallah, parola di pace, però quando un genitore chiede al figlio perché ha preso un tre in greco, o perché è tornato a notte fonda, e si sente rispondere un serafico ‘Scialla!’, punto e basta, il quadro che gli si prefigura svaria dal positivo all’allarmante. Va davvero tutto bene, e ogni apprensione è eccessiva? O va tutto male e il figlio, afflitto da tipica incoscienza giovanile, non se ne rende conto? In pratica ‘Scialla’ è l’ambivalente simbolo di quella difficoltà di comunicazione fra generazioni, che è uno dei temi portanti del film. Nella cornice di una Roma centro-sud ritagliata fra liceo, casa, bar, Bruni tesse con umorismo e leggerezza la tela di un rapporto di fiducia e affetto creato giorno dopo giorno fra un padre e un figlio che non sapevano di essere tali e devono conciliarsi con i rispettivi ruoli. Di suo Fabrizio Bentivoglio porta una malinconia scapigliata al personaggio dell’uomo maturo, la cui dolente rassegnazione e la corrucciata scelta di solitudine rispecchiano anche un’aristocratica volontà di tenersi a distanza dall’omologazione e dalla volgarità dell’era attuale. Vitale, ingenuo e accattivante, l’inedito Filippo Scicchitano non è mai banale nel suo essere un ragazzo come tanti. Il guaio in cui si caccia è serio e plausibile, con una soluzione spiritosa e un pizzico cinefila, che ci ricorda che stiamo vedendo un film e non una storia vera, come è giusto sia.

(Alessandra Levantesi Kezich - La Stampa)

 

Una bella commedia da risate e da magone scritta e diretta da Francesco Bruni, un modo beve di raccontare quel che pesa e la densità nella leggerezza, in cui ci si riconosce ogni Minuto. E' un film sui padri e sulle madri fra i '40 e i '50, "Scialla!", come dicono i ragazzi: 'scialla' stai sereno, non t'irrigidire, non t'incazzare. Poi è anche un film sui loro figli, su come sono, cosa dicono come pensano, cosa fanno di sé. Che sono loro davvero, sono i figli del regista e i nostri, è la vita come ci entra in casa ogni giorno. La storia è quella di un padre, Fabrizio Bentivoglio, perfetto nella parte di un cinquantenne che mangia marmellata biologica e tifa Cus Padova rugby, un ex insegnante di latino venuto a Roma dal Nord a scrivere biografie di calciatori e pornostar  e di un figlio che non sa di avere, e che la madre gli consegna alla vigilia di un viaggio in Africa. Tra i due anche la pornostar  intellettuale (Barbora Bobulova) e il 'Poeta' (Vinicio Marchioni), boss della malavita che spaccia coca e cita Pasolini. E' la storia di un incontro tra generazioni che lascia una scia lunga di pensieri e di sorrisi, una scia lunga fino a casa.

(Roberto Nepoti - La Repubblica)



Circolo Cappuccini

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Mar 20, 2012, 4:38:39 PM3/20/12
to Cappuccini News

Venerdì 23 e Sabato 24 marzo 2012


Inizio Proiezione ore 20:45 - Imola, Cinema Cappuccini

 

IL SENTIERO di Jasmila Zbanic

 

Il Sentiero di Jasmila Zbanic  (vincitrice dell’orso d’oro con “Il segreto di Esma”) è ambientato a Sarajevo. Luna fa la hostess mentre il suo compagno Amar opera come controllore di volo all'aeroporto. I due stanno cercando di avere un figlio e sono anche disposti a ricorrere all'inseminazione artificiale. Amar viene però sospeso dal lavoro perchè sorpreso con alcolici in servizio. Per caso incontra un ex commilitone divenuto musulmano integralista…  L'universo islamico è estremamente differenziato nelle modalità di manifestazione della fede. Essere integralisti è un'altra cosa.

 

Interpreti: Zrinka Cvitesic (Luna), Leon Lucev (Amar), Ermin Bravo (Bahrija), Mirjana Karanovic (Nadja), Marija Kohn (Nonna), Nina Violic (Sejla), Sebastian Cavazza (Dejo), Jasna Ornela Bery (Dottoressa), Izudin Bajrovic (Jusuf), Jasna Zalica (Guardiana), Luna Mijovic (Dija); Origine: Bosnia-Erzegovina; Sceneggiatura: Jasmila Zbanic; Fotografia: Christine A. Maier; Musica: Brano Jakubovic; Montaggio: Niki Mossbock; Produzione: Deblokada Produkcija; Distribuzione: Fandango (2012); Anno: 2010; Durata: 100’

 

Per noi il sanguinoso conflitto bosniaco-serbo con le sue migliaia di morti e il suo corollario di stragi etniche è storia archiviata. Per coloro che l’hanno vissuto in prima persona, no. Non per l’hostess Luna, non per il controllore di volo Amar, giovane coppia di musulmani nella Sarajevo multiculturale di oggi. Potrebbero essere felici, ma lui, ossessionato dai fantasmi della guerra, cerca pace nel credo integralista di un gruppo Wahabita, dove le donne sono soggette a regole restrittive. Luna non condivide la scelta, la sua risposta al dolore sofferto è diversa. Riusciranno i due a ritrovarsi? Autrice del premiato Il segreto di Esma (2006), Jasmila Zbanic continua a indagare sulle contraddizioni religiose e sociali del suo paese all’indomani del conflitto. Lo fa con sensibilità, puntiglio, lucidità. Gliene siamo grati.

(Alessandra Levantesi Kezich - La Stampa)

 

Con l’opera prima, Il segreto di Esma, Jasmila Zbanic affrontò il dramma rimosso degli stupri di guerra vincendo l’Orso d’oro a Berlino nel 2006. l’opera seconda della regista e produttrice di Sarajevo affronta un tema non meno scottante portandolo ai confini dell’Europa occidentale, all’interno di un ménage familiare come tanti. Luna e Amar sono una coppia innamorata che cerca di avere un figlio. Il loro equilibrio viene minato dalla svolta fondamentalista dell’uomo, conseguente all’incontro con un vecchio amico che vive secondo i precetti rigorosi di una concezione arcaica della religione: questi non ammetter le influenze del mondo moderno e impone alla propria donna il velo. Amar, disoccupato mentre la moglie è la hostess di una compagnia aerea, decide di seguire l’amico ritrovato in una comunità musulmana che segna l’approdo ad un punto di non ritorno.

Il tema dell’ortodossia è legato al ricordo scottante della guerra: i genitori di Luna furono uccisi, lei vive a Sarajevo dopo essere stata cacciata di casa (vi fa breve ritorno, sopraffatta dal dolore) mentre Amar, che in guerra ha perso il fratello, arriva a dire che il genocidio è stato causato dall’empietà, insomma meritato.

Non è da meno una donna della comunità religiosa: «dobbiamo ripopolare la Bosnia di musulmani», con ciò sta accettando che il marito prenda una seconda moglie minorenne. Allah per l’umo è un rifugio, per lei il ricordo delle azioni nefaste in tempo di guerra, in termini di negazione («dov’era durante la guerra?»).

Non meno rilevante è la sottotraccia di maternità: Luna e Amar tentano l’inseminazione artificiale, ma lui cambia idea (il sesso pre-matrimoniale? È peccato…), ormai sembra un estraneo. Interessante, come già nell’inedito Die fremde visto alle Giornate degli Autori di Venezia 2010, il collegamento tra la gravidanza, inseguita o negata che sia, e il contatto/distacco dal mondo ancestrale dei legami/vincoli familiari. Il film accumula temi e contrasti ma lo fa con lucidità, capacità analitica e una buona regia. I personaggi sono dipinti a tutto tondo, la Zbanic riesce a non renderli mai paradigmatici ma vivi, pulsanti nelle loro contraddizioni anche grazie all’apporto dei due protagonisti, che la regista ha già impegnato per il terzo film. Talento emergente del cinema europeo dal volto incantevole, Zrinka Cvitesic è molto efficace nel ruolo di donna innamorata che dovrà imparare a distaccarsi da un uomo ormai trasformato in modo irreversibile. Il film, in concorso a Berlino 2010, ha collezionato partecipazioni festivaliere e premi (Istanbul, Karlovy Vary, Erevan…) e va senz’altro visto come un fulgido esempio di cinema europeo che unisce spunti di riflessione a una narrazione coinvolgente.

(Mario Mazzetti - Vivilcinema)

 




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