ULTIM'ORA. 16 settembre 2011, ore 9. PIAZZE ARABE. Ormai alla vigilia della temutissima proclamazione simbolica ma potente dello stato di Palestina (anche senza il pieno riconoscimento del Consiglio di sicurezza, diventerebbe 'Stato osservatore' e potrebbe portare gli infiniti crimini di guerra israeliani all'Aja) la tensione diplomatica è fortissima: Gli Usa frenano (“è inopportuna”), Obama è stato punito delle lobby ebraiche con la sconfitta democratica a New York per essersi permesso di nominare ancora gli innominabili “confini del 67”. Israele trema perchè sperava come sempre di mettere il coperchio sulla pentola di milioni di palestinesi che subiscono l'apartheid, l'occupazione militare e la colonizzazione più lunga della storia dell'umanità e da sessant'anni aspirano ad essere riconosciuti, nella loro esistenza, nei loro diritti, nella loro storia e nel loro diritto al futuro. Già 126 stati sono pronti a sostenere lo storico riconoscimento al palazzo di vetro. E dopo l'Egitto di Erdogan (“la bandiera palestinese sventoli alle nazioni unite”) anche l'altro stato arabo che ha rapporti con Israele, la Giordania, intensifica in queste ore la protesta contro l'arroganza di Israele. Anche queste sono “piazze arabe”. BoccheScucite
Obama: le parole e i fatti.
“I palestinesi devono sopportare le grandi e piccole umiliazioni quotidiane causate dall’occupazione. Sia dunque chiaro che la situazione della popolazione palestinese è intollerabile. L’America non ignorerà le legittime aspirazioni dei palestinesi di dignità, opportunità future e di un proprio Stato. Questa soluzione è nell'interesse di Israele, nell'interesse della Palestina, nell'interesse dell'America e nell'interesse del mondo intero” (dal discorso di Obama al Cairo, 4 giugno 2009).
...E i fatti? Nel caso venisse avanzata una proposta in Consiglio di Sicurezza dell'Onu per un riconoscimento di uno Stato palestinese, si prevede che gli Usa ricorreranno al vero. (Gigi Fioravanti)