"Sono rimasto in prigione per 10 anni, solo per aver fatto
parte di un partito palestinese. Non ho ucciso, né mai ferito o picchiato
nessuno. Anch’io ho subìto tortura: nudo, disteso per terra con le mani e i
piedi legati, le gambe divaricate ho subìto il dolore e l'umiliazione di venire
sodomizzato con un proiettile di aereo di almeno 5 centimetri di diametro. Gli
israeliani si sono fermati solo alla terza volta quando, per un'emorragia, ho
rischiato di morire. Ho voluto sporgere denuncia; ho chiesto di essere visitato
dalla Croce Rossa per verificare le torture subite, ma il tribunale israeliano
ha sempre rifiutato. Voglio lavorare perché i diritti umani dei prigionieri
politici palestinesi vengano rispettati. E’ necessario che le loro condizioni
vengano conosciute, che il mondo sappia, che gli uomini di buona volontà
sappiano e poi si impegnino ad agire per la giustizia. Non ci potrà mai essere
pace se non si risolverà anche il problema dei prigionieri". (dal
libro Boccescucite, Edizioni paoline)
"Basta con gli insediamenti illegali, con i check
point, con un Muro che non garantirà mai la sicurezza di alcuno. La sicurezza e
la pace, o l’avranno tutti o nessuno, non può essere un’imposizione unilaterale.
Non è più tempo di gesti di generosità: è tempo di giustizia. Nelle prigioni
israeliane ci sono ancora 10 mila detenuti palestinesi. Attendono di essere
liberati e rimandati alle loro famiglie. E lo dico proprio perché vedo quanto
tutto il popolo israeliano è solidale per la liberazione di un solo soldato, il
caporale Shalit”.
(Patriarca di Gerusalemme Fouad
Twal)