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ANDU: PD all'ANDU su DDL
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Patrick Coppock  
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 More options Jun 24, 3:05 am
From: Patrick Coppock <patrick.copp...@unimore.it>
Date: Wed, 24 Jun 2009 09:05:44 +0200
Local: Wed, Jun 24 2009 3:05 am
Subject: ANDU: PD all'ANDU su DDL

ANDU - Associazione Nazionale Docenti Universitari

REPLICA DEL PD ALL'ANDU SU DDL 'GOVERNANCE' E RECLUTAMENTO

        Riportiamo di seguito la replica di Luciano Modica,
Responsabile Nazionale
Universita' del Partito Democratico, al documento dell'ANDU ("DDL PD:
commissariamento di Atenei e docenti") sulla bozza di DDL del PD
riguardante la 'governance' e il reclutamento. Nel documento dell'ANDU si
trova il link per leggere il testo del DDL del PD ed e' anche riportata la
proposta organica dell'ANDU su 'governance' e reclutamento. Per leggere il
documento dell'ANDU cliccare:
http://groups.google.it/group/riformiamo-il-sapere/browse_thread/thre...
        Alla replica del PD seguono piu' sotto alcune osservazioni dell'ANDU.
        Ringraziamo il PD e, in particolare, Luciano Modica per
l'attenzione non
rituale prestata alle opinioni e alle proposte dell'ANDU e auspichiamo che
tutto questo possa contribuire ad attivare un reale e vasto confronto con e
nel mondo universitario.
        Confronto che ci auguriamo coinvolga anche il Ministero, PRIMA della
presentazione del DDL su 'governance' e reclutamento al Consiglio dei
Ministri. A questo proposito va purtroppo constatato che alla richiesta al
Ministro di un incontro sulla bozza ufficiale del DDL, avanzata da tutte le
Organizzazioni della docenza universitaria, non e' stata ancora data alcuna
risposta.

==================

=== DAL PD ALL'ANDU:

"Il disegno di legge PD sull'universita'.
Replica all'ANDU
di Luciano Modica, Responsabile Nazionale Universita' del Partito Democratico

        Ringrazio l'ANDU di aver espresso i suoi commenti e le sue critiche al
disegno di legge PD sull'universita'. Avremo modo di discuterne
direttamente nell'incontro con il PD fissato per il 25 giugno ma provo
comunque a replicare qui per tenere il dibattito il piu' vivo e ampio
possibile.

Premessa

        Vorrei innanzitutto notare che c'e' un punto nodale e
strategico su cui la
differenza tra PD e ANDU risulta evidente e apparentemente irriducibile (ma
spero di no): l'autonomia delle universita'. L'ANDU non esita a definirla
"famigerata" e da tempo, con coerenza, la ritiene causa di tutti i mali del
sistema universitario italiano.
        Il PD - in linea con la storia dell'universita', con un dibattito
nazionale cinquantennale e con tutte le scelte degli organi democratici
dell'Unione Europea - la ritiene invece lo strumento essenziale per
migliorare continuamente la qualita' delle attivita' universitarie e per
assicurare ai cittadini un sistema pubblico efficiente di formazione
superiore e di ricerca libera.
        Coerentemente con la sua critica all'autonomia, l'ANDU concentra la sua
attenzione essenzialmente su un solo punto del disegno di legge, quello sul
governo degli atenei in cui maggiormente si esprime la linea autonomista
del PD, anche in confronto con la linea dirigistica del Ministro.
        Mi sarei pero' aspettato che l'ANDU non intervenisse solo sulla
"governance". Possibile che non meritino commenti altri argomenti trattati
dal disegno di legge? Ne faccio una semplice lista non esaustiva:
- Adeguamento automatico annuale e fino a livelli medi europei del fondo di
finanziamento ordinario.
- Stabilizzazione in legge del finanziamento statale della ricerca
universitaria libera (PRIN) e forte aumento dello stanziamento.
- Abrogazione della possibilita' di trasformazione delle universita'
statali in fondazioni di diritto privato, a difesa della natura di bene
pubblico e di pubblica responsabilita' (cosi' recitano i documenti europei)
della formazione superiore e della ricerca libera.
- Riduzione della complessita' dell'organizzazione interna degli atenei con
l'abbandono della dualita' tra facolta' e dipartimenti e con la
ricomposizione delle attivita' didattiche e di ricerca dei docenti.
- Introduzione della terza fascia docente e quindi la prima forma di
"carriera unica" per i docenti, con promozioni distinte dai reclutamenti.
- Riduzione dei settori scientifico-disciplinari per ridurre la
frammentazione della cultura e il potere delle mini-lobbies accademiche.
- Selezione per le assunzioni dei docenti organizzata secondo le modalita'
in uso a livello internazionale ma con una garanzia di livelli minimi
uniformi data dall'abilitazione scientifica nazionale a domanda e a lista
aperta.
- Introduzione del tempo pieno esclusivo per i docenti e forte
differenziazione salariale con il tempo parziale.
- Tremila nuovi posti di professore di terza fascia nel triennio 2010-2012
con il relativo finanziamento a carico del bilancio dello Stato.
- Incentivi all'assunzione di dottori di ricerca, sia per il datore di
lavoro che per il lavoratore.
- Introduzione di una forma contrattuale unica per i non strutturati,
limitata nel tempo e ben tutelata. Ripensamento della figura del professore
a contratto.
- Progetto IDEAS italiano: finanziamento di stipendio e ricerca a validi
dottori di ricerca che scelgono anche l'ateneo dove lavorare.
- Borse nazionali per merito a studenti di famiglie non abbienti (in
aggiunta alle borse regionali del diritto allo studio) per garantire loro
di poter scegliere l'ateneo dove preferiscono andare a studiare.
        Ma questo e' solo l'inizio del dibattito e ci sara' tempo per
estenderlo,
soprattutto quando la discussione approdera' in Parlamento e sara'
necessaria una grande attenzione e mobilitazione per sostenere la battaglia
dell'opposizione.

Autonomia

        Prima di entrare nel merito delle critiche dell'ANDU al
modello di governo
proposto nel disegno di legge, concludo il discorso sui principi ispiratori
del disegno di legge: autonomia e responsabilita' delle universita', anche
come segno di fiducia della societa' nel sistema universitario pubblico.
        L'universita' italiana e' soffocata dalla carenza di finanziamenti
pubblici (siamo ultimi in Europa) e di fiducia sociale. Il PD ha invece
fiducia nelle universita', nel suo personale, nei suoi docenti e studenti
migliori, pur sapendo bene che purtroppo non mancano malfunzionamenti e
sprechi. Ritiene che solo un'autonomia responsabile e valutata possa ridare
credito e finanziamenti al mondo universitario, anche se non nega che
dell'autonomia e' stato fatto talvolta pessimo uso.
        Non e' una novita'. Cosi' scriveva il Governo Ombra del PD gia' il 28
ottobre 2008:
"All'universita' italiana servono
piu' autonomia responsabile in un quadro di regole semplici e chiare,
piu' valutazione e riconoscimento del merito degli studenti, dei docenti e
delle istituzioni,
piu' spazio ai giovani e alla ricerca libera,
piu' internazionalizzazione della ricerca, dei docenti, degli studenti e
dei modi di funzionamento,
piu' attenzione all'equita' sociale e infine, come conseguenza e non come
condizione,
piu' investimenti pubblici e privati.
        Solo cosi' gli atenei italiani potranno competere ad armi pari nella
societa' globalizzata della conoscenza, attraendo ricerche e studenti da
tutto il mondo e non solo esportando i nostri migliori talenti.
        Solo cosi' le universita' potranno veramente costituire i centri della
conoscenza e i motori dell'innovazione dei loro territori.
Solo cosi' il Paese potra' tornare ad esprimere fiducia nella sua
universita'."
        Il disegno di legge trasforma quest'impostazione in una
precisa e organica
legge di riforma.

Governo degli atenei

        Il PD ritiene che l'attuale modello di governo delle
universita' con due
organi sostanzialmente paralleli, elettivi e senza effettiva distinzione di
compiti, sia una delle cause di gestioni fortemente autoreferenziali e con
poteri eccessivi concentrati nelle mani del rettore in quanto presidente di
ambedue gli organi e quindi loro unico punto di raccordo.
        Partendo da una chiara distinzione di ruoli e di compiti (non
di tipologia
degli argomenti da trattare!) il PD propone una forma di governo con un
"potere esecutivo" chiaramente nelle mani del rettore (elettivo su ampia
base democratica) e del consiglio di amministrazione (non elettivo ma
democratico in quanto espressione di organi democratici come il rettore, il
senato accademico e il consiglio degli studenti) e con un "potere
legislativo", di strategia e di controllo chiaramente nelle mani di un
senato accademico eletto direttamente da tutte le componenti dell'universita'.
        Come in tutti i sistemi di governo, la qualita' democratica
risiede e si
misura nell'accurata messa a punto dei contrappesi tra i diversi poteri. Ad
un rettore e consiglio di amministrazione che davvero amministrano si
affianca un senato accademico che esprime meta' del consiglio di
amministrazione (norma stranamente dimenticata nell'analisi dell'ANDU) e
che ha il potere di sfiduciare insieme rettore e consiglio portando a nuove
elezioni (anche questa norma appare dimenticata).
        Il Consiglio di Amministrazione amministra dunque l'ateneo in
tutti i suoi
aspetti correnti, mentre il Senato Accademico detta tutte le regole del
gioco (dallo statuto a tutti i regolamenti) a difesa dei diritti di docenti
e studenti e della natura istituzionale dell'universita'; determina in modo
vincolante (si pensi al potere di sfiducia) le politiche strategiche
dell'ateneo: in quali direzioni culturali, didattiche e di ricerca
impegnarsi e con quali risorse umane e infrastrutturali; valuta i risultati
anche attraverso il proprio voto al bilancio consuntivo.
        Servono altri contrappesi, servono altri dettagli normativi?
Siamo pronti
a discuterne nei particolari entro un quadro di ampia autonomia lasciata
alle universita', perche' molto differenti sono le loro caratteristiche, le
loro storie, le loro strategie. I sistemi normativi rigidi hanno dato
cattivi risultati. I principi devono essere difesi con intransigenza ma gli
atenei devono essere lasciati liberi di adeguarsi continuamente ad un mondo
esterno in cosi' turbinosa evoluzione.
        Peraltro il disegno di legge PD risponde gia' positivamente ad altre
sollecitazioni dell'ANDU in tema di governance. Ad esempio e' fissata a
livello nazionale una durata massima del mandato del rettore, proprio per
evitare le indecorose modifiche di statuto con auto-proroga degli organi
cui si e' assistito spesso negli ultimi anni.
        Interessante e da approfondire il tema dell'organo
costituente. A parte il
fatto che nulla impedisce ad un ateneo di dotarsene, va istituito per
legge? Cosi' fu fatto dalla legge 168/1989 con il "senato accademico
integrato", ma gli esiti non furono cosi' fausti.
        Anche il tema del governo del sistema (Ministero, CRUI, CUN,
CNSU, ANVUR,
etc.) e' da approfondire. Il PD ha scelto di non intervenirvi in questo
disegno di legge - come ha fatto del resto su molti altri temi
universitari, primo fra tutti il sistema formativo - per evitare l'effetto
enciclopedia e per puntare invece su temi ritenuti prioritari. Ma nulla
impedisce di farlo. Non posso non ricordare al riguardo i tentativi dei
senatori dell'Ulivo di modificare la legge Moratti di riforma del CUN
proprio lungo una direzione simile a quella espressa ora dall'ANDU, che
pero' non riscossero alcuna particolare attenzione nel mondo accademico.
        Ringrazio di nuovo l'ANDU e spero che il dibattito continui fruttuoso."

==================

=== ALCUNE CONSIDERAZIONI DELL'ANDU SULLA REPLICA DEL PD

- La "famigerata" autonomia degli Atenei

        E' vero, l'ANDU da anni denuncia gli immensi danni prodotti
all'Universita' in nome della "famigerata" (e fantomatica) autonomia degli
Atenei. Ed e' preoccupante che non si voglia prendere atto di cio' e anzi
si voglia continuare ad assestare altri colpi, sempre in nome
dell'"autonomia responsabile". E si potra' stare certi che dopo i nuovi
danni, coloro che li avranno prodotti attraverso le 'loro' leggi, diranno
come sempre che la responsabilita' e' di chi le avra' male applicate.
        Si e' cominciato con l'autonomia finanziaria per gestire la progressiva
riduzione dei finanziamenti operata negli ultimi decenni da TUTTI i Governi.
Si e' continuato con la finta autonomia statutaria affidata di fatto a
quegli stessi Senati Accademici che, egemonizzati dai Presidi, da sempre
praticano la politica del 'galleggiamento', lasciando concentrato il potere
oligarchico nelle mani dei Rettori. Non avere voluto prevedere per legge un
Organo di Ateneo realmente costituente (p.e. composto esclusivamente da
rappresentanze paritetiche direttamente elette da ordinari, associati,
ricercatori, tecnico-amministrativi e studenti) e' equivalso a decidere
(per legge) la NON modifica della 'sostanza' dell'organizzazione degli
Atenei. Altro che autonomia!
        Si e' poi passati all'autonomia concorsuale i cui risultati devastanti
(crescita del nepotismo e degli annessi fenomeni del clientelismo e di
parentopoli) sono ora denunciati anche da quelli che hanno prodotto e/o
sostenuto quella legge, i cui effetti l'ANDU aveva preannunciato gia' PRIMA
della sua approvazione. Altro che autonomia!
        Si e' poi passati all'autonomia didattica, IMPONENDO a tutti i corsi di
laurea, senza alcuna discussione e senza alcuna sperimentazione, il
'famigerato' "3 + 2" che ha portato al degrado dell'offerta formativa.
Coloro che hanno imposto quella 'riforma' oggi ne impediscono ogni
bilancio-ripensamento. Altro che autonomia!
        Sempre in nome dell'autonomia si e' consentito che negli Atenei
crescessero a dismisura (triplicati in pochi anni) i precari, il cui numero
ha superato  quello dei docenti di ruolo, con grave danno per i diretti
interessati e per la qualita' dell'attivita' didattica e di ricerca. Che
bella autonomia!
        L'autonomia sara' pure voluta dagli "organi democratici dell'Unione
Europea" (in realta' e' voluta dai poteri forti europei ed e' combattuta in
vari Paesi, tra cui Francia e Germania), ma di certo in Italia non e'
servita a "migliorare continuamente la qualita' delle attivita'" degli
Atenei!
        La "famigerata" (e finta) autonomia ha solo prodotto danni, che ora
vengono strumentalmente utilizzati per rafforzare il potere oligarchico
negli Atenei aprendo agli 'esterni', cosi' come pretendono la
Confindustria, gli economisti-accademici e quegli accademici che economisti
non sono, ma che hanno attivamente scelto (contro ogni evidenza)
l'aziendalismo come modello per rendere "competitivi" i nostri Atenei. Non
collaborazione, come sarebbe logico, giusto e 'sano', ma concorrenza tra
Istituzioni finanziate dallo stesso 'padrone' (lo Stato). E' come auspicare
che la Ferrari faccia la 'guerra' alla Fiat! Ma che importa: questo e altro
in nome del "mercato della conoscenza"!

- Il rettore-padrone

        E' evidente che negli Atenei il potere reale e' accentrato
nelle mani del
Rettore e che questo 'sistema' e' la causa principale dei disastri che oggi
si registrano in tutti gli Atenei e della politica 'supina' che l'accademia
che conta esprime a livello nazionale attraverso la CRUI. Il fenomeno
dell'"auto-proroga" dei Rettori in carica e' solo un 'allegato' di un
sistema di potere che si vuole ora correggere proprio aumentando,
formalmente e sostanzialmente, il potere dei Rettori e dei 'loro' Consigli
di Amministrazione, con il coinvolgimento di quell''esterno' che tanti
buoni risultati ha gia' realizzato in altri settori pubblici, come quello
delle aziende sanitarie.
        Il potere del Rettore diventa totale per la previsione (nei DDL del
Ministero e del PD) che nelle sue mani di fatto si concentrera' anche
quello, delicatissimo, della decisione degli organici per fascia e dei
posti da bandire e quello, fondamentale, della scelta finale nel
reclutamento e negli avanzamenti dei docenti.

- L'imposizione dei DDL del Ministro e del PD

        Per realizzare negli Atenei quanto voluto dal Ministero e dal
PD sul piano
della 'governance', non occorrerebbe una legge: buona parte di quanto
previsto dai DDL del Ministero e del PD e' stato recentemente
sostanzialmente 'tradotto' nello Statuto di Camerino. In questo Ateneo e'
in vigore, pur attenuato, il modello verticistico, con immensi poteri
(compreso quello sulla docenza) concentrati nelle mani del Rettore e del
Consiglio di Amministrazione.
        Allora perche' Confindustria, Governo e PD, invece di rispettare
l'autonomia degli Atenei, vogliono imporre per legge il modello del
rettore-sovrano assoluto? Perche' se e' l'ANDU a chiedere l'intervento
della legge per la riorganizzazione democratica degli Atenei si e' in
presenza di una logica dirigistica, mentre se sono Confindustria, Governo e
PD a imporre per legge una riorganizzazione 'dittatoriale' della gestione
degli Atenei si dovrebbe considerare questa prepotenza un atto a favore
della 'sacra' autonomia degli Atenei?
        E sempre a proposito di autonomia, che logica autonomistica
e' quella di
imporre a tutti gli Atenei, coma fanno i DDL del Ministero e del PD,
l'introduzione degli organici per fascia, che, tra l'altro, accrescono la
separazione in tre distinti ruoli delle tre fasce, aumentando la
gerarchizzazione della docenza?

- Le 'nuove' modalita' concorsuali

        L'introduzione dell'abilitazione nazionale (libera docenza), come
prerequisito per i concorsi locali per il reclutamento e le promozioni dei
docenti universitari, non incidera' sostanzialmente sugli attuali fenomeni
di nepotismo, che sono legati al fatto che a decidere alla fine sara'
sempre l'Ateneo, ovvero il singolo 'maestro' che e' riuscito a farsi
bandire il posto per il suo 'allievo'. La 'differenza' sara' che mentre con
le attuali modalita', nel caso rarissimo in cui l''allievo' dovesse non
essere idoneato, la Facolta' non effettuerebbe alcuna chiamata, con le
'nuove' proposte l'Ateneo bandirebbe il posto solo se e quando l''allievo'
prescelto avra' conseguita l'abilitazione nazionale.
        L'unico effetto concreto delle 'nuova' macchina concorsuale
prevista dai
DDL del Ministero e del PD sara' l'ulteriore blocco per diversi anni delle
nuove assunzioni e degli avanzamenti; blocco che si aggiungera' a quello in
atto prodotto dalla modifica (peraltro non sostanziale) delle modalita' di
svolgimento dei concorsi gia' banditi.
        Lo ripetiamo, l'unico modo per svolgere in maniera rapida e non
nepotistica i concorsi per il reclutamento e le idoneita' individuali per
gli avanzamenti e' quello di fare decidere i risultati a commissioni
nazionali direttamente sorteggiate, cosi' come richiesto dall'ANDU.

- Una proposta su SA e CdA

        Il punto cruciale di ogni riforma e' quello della composizione e dei
poteri del Consiglio di Amministrazione e del Senato Accademico, rispetto
al quale tutto il resto, pur importantissimo (come "la ricomposizione delle
attivita' didattiche e di ricerca" in nuove strutture), diventa secondario.
        E allora proponiamo al PD (e al Ministero) di modificare 'un
poco' quanto
da loro previsto su queste questioni.
        Il Senato Accademico sia composto (come prevede anche il PD) solo da
rappresentanti, eletti direttamente, dei docenti, dei
tecnico-amministrativi e degli studenti e abbia TUTTE le competenze oggi
'sparpagliate' negli attuali Senati Accademici e Consigli di Amministrazione.
        Il nuovo Consiglio di Amministrazione (meglio sarebbe chiamarlo
diversamente) sia nominato interamente dal Senato Accademico, senza
presenza di 'esterni' (a questo proposito, si potrebbe semmai prevedere un
organo consultivo interamente composto da 'esterni'). Il nuovo Consiglio di
Amministrazione dovrebbe affiancare il Rettore nella esecuzione di quanto
deciso dal Senato Accademico.
        Il Rettore NON dovrebbe comunque presiedere il Senato Accademico.
        Se altre questioni riguardanti la 'governance' non dovessero essere
definite dalla legge, la decisione su di esse dovrebbe essere affidata a un
Organo costituente di Ateneo composto da rappresentanze paritetiche elette
direttamente da tutte le componenti.

- Un Organo nazionale di autogoverno

        Oggi non esiste un Organo nazionale che rappresenti e difenda
adeguatamente l'autonomia del Sistema nazionale degli Atenei. Non si tratta
di un caso, ma di una scelta fatta lucidamente ai tempi del ministro Luigi
Berlinguer (sottosegretario Luciano Guerzoni), per non avere 'ostacoli'
alla politica dei Ministri e, di fatto, per non avere forti opposizioni
alle scelte delle oligarchie accademiche nazionali. La costituzione di un
Organo nazionale democraticamente composto con l'elezione di una
rappresentanza dei docenti eletta direttamente, in maniera non frastagliata
e non corporativa, e di congrue rappresentanze elette direttamente dai
tecnico-amministrativi e dagli studenti, deve essere prevista
contestualmente alla riforma della 'governance' degli Atenei.

- Le nuove risorse del PD

        Non ci siamo espressi, in particolare, sulle proposte del PD
che implicano
nuove risorse finanziarie, ovviamente piu' che necessarie. Ma non e' stata
una dimenticanza. Non ci e' sembrato infatti 'opportuno' pronunciarsi su
proposte che il PD fa ora dall'opposizione e sulle quali avrebbe potuto
decidere (e non l'ha fatto) quando e' stato al Governo. Peraltro la
previsione del PD del bando di tre mila posti di terza fascia per il
triennio 2010-2012 e' assolutamente insufficiente, a fronte dell'immenso
numero degli attuali precari e del prossimo pensionamento di migliaia di
docenti di ruolo.

        22 giugno 2009


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