bisogna spaccarsi un po' le ossa quando si è giovani, perché si
reggono meglio i colpi successivi,
e comunicare è talmente divertente che le nostre facoltà di scienze
della comunicazione strabordano di professori showman
ma alla fine quello che vi resterà è quello che avete letto, le
persone con cui vi siete confrontati, anche fino a litigare magari, ma
litigare su un'idea è una cosa sublime ed un lusso che vale sempre la
pena concedersi
Il problema non è quanti laureati escano da una facoltà o la
percentuale di furbetti che vi si annidano, il problema è aprire un
dibattito sui contenuti e sui metodi, ed è qualcosa che ancora non si
è fatto per una facoltà nuova (e necessaria) come S.d.C.
E' su questo che sono completamente d'accordo.
Uno studente di S.d.C. viene investito da grandi quantità di analisi
ed esposto a molte prospettive diverse sui diversi media presenti e
anche passati. Ma non ho ancora trovato qualcuno in grado di fornire
una 'bussola', un metodo per orientarsi che prescinda le singole
discipline. Si finisce così per essere dei cronisti del pensiero,
quando bisognerebbe essere dei produttori autonomi. Raccontare quello
che pensano gli altri e anche saper comprendere le teorie più
disparate e sofisticate va benissimo, ma a patto che si sappia andare
oltre e si sappia comprendere i meccanismi sui quali quelle teorie sono
state elaborate. E' questo qualcosa in più che viene richiesto ad una
scienza, il saper trascendere i singoli eventi alla ricerca di
dinamiche costanti, di grammatiche comunicative in grado di descrivere
i fenomeni sociali nel loro mutare continuo.
La critica è rivolta ad un miglioramento di una scienza giovanissima e
che in italia non ha ancora avuto un gruppo di intellettuali in grado
di creare una scuola, complice l'italica diffidenza reciproca e il
misto di potere e spettacolo che necessariamente fa parte di questo
campo di studi.
almeno così è come la riesco a vedere io
Il 14/07/06, Silvia IAchetta<iachett...@hotmail.com> ha scritto:
--
sito http://www.mediasenzamediatori.org/
blog condiviso http://www.mediasenzamediatori.org/weblog/
blog personale http://roccopellegrini.blogspot.com
Il dibattito su scienze della comunicazione e sul se sia utile o meno come facoltà, è complesso.
Approfitto dell' argomento per condividere con voi alcune riflessioni, sull' università, l'educazione ed il mondo del lavoro che mi tengo dentro da tempo, e che ora ho l'occasione per esternare.
Purtroppo il 99% delle cose scritte nell' articolo di Zambardino, almeno per la mia esperienza, sono vere, specie per la lingua inglese, ma anche per la matematica.
Silvia si domanda giustamente: "Cosa mi sono sforzata a fare per cinque anni, più relativi stage per imparare la lingua, se poi mi chiedono una raccomandazione per lavorare?"
In effetti, provare un po' di tristezza ad un primo sguardo è facile, un dato significativo, fonte è un quotidiano umbro: solo il 4,6% dei laureati tra gli assunti nel 2006.
Su 100 laureati solo 5 trovano lavoro, fa cascare le braccia...però...però...non necessariamente 5 anni passati a studiare S.D.C. si possono dire buttati se uno non trova lavoro come giornalista, la vita è sempre un percorso, ognuno ha il suo e non sai mai dove potrebbe potrebbe portarlo, a volte basta fare una scelta diversa dal solito per cambiare tutta una vita e rivalutare quello che si è fatto finora.
La mia esperienza personale è stata questa: Decisi di fare S.D.C. indeciso tra alcune scelte che avevo in ambito universitario, in quanto avevo ed ho tuttora molti interessi, alla fine optai per SDC, che inizia a Roma.
Poi a causa di gravi problemi famigliari, ho dovuto fermarmi per un pò di mesi e decisi di reiscrivermi a Perugia.
Un pò di anni fa avevo un carattere molto differente da quello che ho ora, ero molto meno indipendente, e sprovvisto di grandi capicità pratiche, ad esempio non sapevo fare le cose più elementari come cucinare, stirare o tenere in ordine una casa. Scegliendo volontariamente di stare abbastanza lontano da casa (Pescara) per non aver voglia di tornare spesso, mi sono costretto a fare tutto da solo. Se non cucinavo non mangiavo, se non lavo i vestiti rimangono li sporchi, non si lavano da soli. Si diventa responsabili solo prendendosi delle responsabilità.
Dovendomi arrangiare tra i fornelli, armeggiando tra uno spaghetto, un pacco di riso, e i primi esperimenti ai limiti della decenza di taglio della cicoria :-) ho scoperto quello che non avrei mai nemmeno pensato, ovvero che cucinare mi piace un sacco, cosi' parallelamente agli studi ho iniziato un percorso da cuoco.
Con questo cosa voglio dire? Non necessariamente chi frequenta una università poi finisce per fare il lavoro di sbocco correlato, sicuramente l'albo non è pronto ad accogliere tutti i "giornalisti" che uscirebbero dalla nostra facoltà. Però se non avessi fatto l' università scegliendo SDC non avrei mai scoperto questa mia passione per la cucina. Magari sarei andato sempre a mangiare ad una delle tantissime mense della facoltà a Roma, e non avrei mai imparato o non me ne sarei mai accorto. E' nei momenti di difficoltà che la persona è costretta a crescere e scoprire cose su di se che non si aspettava, e cosi' facendo cambia, e cambia il suo destino.Ci si rafforza nelle difficoltà.
A me SDC ha dato questo, senza la facoltà non avrei conosciuto Mezza, nè Pellegrini, non ci sarebbe stato questo gruppo, non avrei avuto certe soddisfazioni che ho ottenuto lungo questa mia carriera.
Una cosa che mi sento di suggerire è quella di coltivare le proprie passioni, fermarsi un' attimo e capire cos'è che amavamo fare da bambini o cos'è che non abbiamo mai provato a fare prima d'ora. A volte pensiamo che il nostro sogno sia fare i giornalisti ma non necessariamente è cosi'.
Con questa lunga digressione cosa voglio dire?
Una persona fa uno stage, poi si rende conto che l' unica cosa che gli chiedono di fare è scrivere articoli, e si domanda se fossero necessari 5 anni di Università per scrivere, allora si rende conto che gli serve imparare altro per fare quella professione, oppure che non è quello che realmente voleva fare come lavoro, in entrambi i casi la persona si rimette in modo, ha un obbiettivo e finisce col crescere sia a livello umano che professionale, creando un SUO PERCORSO PERSONALE. Qualunque delle due cose succeda. I rifiuti lungo la strada. le delusioni, gli insegnano la tenacia, l' autocontrollo, il saper reggere nei momenti di difficoltà, e sono queste lezioni che rendono la persona più forte, uno non ha imparato un mestiere con SDC in questo caso, semmai impara ad essere una persona più matura. E questa secondo me è la più importante esperienza che si possa ottenere dall' università. Tutto ciò è quello che era necessario che la persona imparasse, se vuole crescere. Poi nel futuro quando si troverà a fare se non il/la giornalista, un altro mestiere, potrebbe scoprire che quelle nozioni di Teoria e Tecniche della comunicazione di massa o Teorie e tecniche del giornalismo, non sono poi cosi' inutili se deve cercare un informazione per lavoro e deve capire se quella fonte di informazione possa essere valida, insomma potrebbero servirgli in momenti inaspettati....
La vita è ingiusta, per fortuna. Se fosse giusta, il destino di ognuno sarebbe completamente predeterminato, e non avremo possibilità di scelta. Invece proprio perché è ingiusta possiamo cambiare il nostro destino.
Qualcuno dirà: " Certo sono delle belle parole, ma in pratica cosa posso fare?"
Nel pratico, basterebbe avere un metodo, che spesso non viene insegnato.
Uno dei metodi (tra i tanti), è rendersi conto che fare il giornalista è un obiettivo, e un obiettivo non è altro che un sogno con una data di scadenza, ovvero che si realizza un in tempo determinato.
Una persona si ferma mai per un attimo a chiedersi realmente cosa ama per davvero? O che cosa sia bravo a fare o a che cosa vuole realizzare nella propria vita? E si chiede quali sono gli ostaccoli che lo bloccano per identificarli e vincerli?
Molte persone non lo fanno, si perdono nel pensare a quello che dovrebbero fare rispetto a quello che VOGLIONO fare.
Prendete un foglio e scrivete su una prima colonna a sinistra nella quale inserirete di getto i vostri sogni ed obiettivi, cosi' come vi vengono senza censurarli, cancellarlarli, senza pensare a "tanto non si realizzarebbe mai".
Fatto? Bene, in una seconda colonna accanto a quella che avete già scritto, inserite una lista di cose che vi fanno sentire estasiati e contenti, i risultati, le persone, e le cose che vi smuovono dentro e vi emozionano, dal cinema, ad una persona che conoscete e ritenete in gamba. Quali sono gli hobby che vi fanno fremere mentre li praticate al punto che non vi rendente conto del tempo che vola via facendole?
Quando avete scritto le due liste, fermatevi un attimo a riflettere sulle possibilli intersezioni tra alcuni elementi della prima lista con alcuni della seconda, cercate di trovare un filo conduttore, un qualcosa che vi dia uno scopo o una direzione da intraprendere.
Ok, passiamo al passo successivo, parlate con le persone che vi conoscono e che sono in grado di vedere i vostri punti di forza come le vostre debolezze.
Chiedetegli che vi indichino in modo più sincero possibile, sia cos'è che ammirano di voi, sia le aree del vostro modo di assere che potreste migliorare e delle quali avete bisogno di aiuto.
Dopo poco tempo, gli imput informativi ottenuti dal guardarvi dentro con le liste e dai consigli esterni delle altre persone, saranno sufficenti per ottenere giungere a delle solide conclusioni su quale potrebbe essere la vostra missione nella vita o su cosa volete davvero fare.
Bene, ora sempre sullo stesso pezzo di carta, avete stabilito alcuni dei vostri obiettivi bisogna quindi metterci una data di scadenza.
Divide il foglio in 3 colonne, nella terza colonna più a destra mettere quello che volete realizzare dell' obiettivo entro i prossimi 3 anni.
Qualcuno ci scriverà ad esempio: diventare giornalista.
Ok, nella seconda colonna quello che volete realizzare dell' obiettivo in un anno.
Nella prima invece cosa realizzate in 3 mesi.
Sotto dividete di nuovo il foglio in 3 colonne, e dividetele in frammenti temporali identici alle 3 colonne precedenti.
Questa volta inserirete nella colonne i nomi delle persone che possono aiutarvi a farvi fare un passo in avanti verso il completamente del vostro obiettivo.
Una volta che avete completato questo lavoro, fatene alcune fotocopie ed appendentele in posti che vi forzano a rivedere il foglio frequentamente, ad esempio nel comodino del vostro letto, in bagno, sul retro della porta di casa, sul tavolo dove mangiate,ecc.
I vostri obiettivi devono essere specifici, non vaghi, concreti e dettagliati, dovete sapere quali passi sono necessari compiere per realizzare l'obiettivo, entro quanto tempo, come misurare se ci sono dei progressi o no nel tempo.
I vostri obiettivi devono essere credibili, se non credete realmente che potete realizzarli, allora non lo farete.
I vostri obiettivi devono stimolarvi a mettervi in gioco, ed essere esigenti.
Dovete lasciare la vostra zona di confort, stabilite degli obiettivi che richiedano un certo margine di rischio e di incertezza e quando realizzate un obiettivo, stabilitene immediatamente un altro, e poi ricordatevi di festeggiare quando ci riuscite J
E poi il passo più importante: Datevi da fare! Quindi stabilite gli obiettivi, conoscete persone nuove, leggete, formatevi.
Proseguite facendo una lista delle persone che potrebbero aiutarvi nel vostro cammino, farvi da mentori e supervisori, o che potrebbero motivarvi nel raggiungere l'obiettivo. Ad esempio un familiare, alcuni vecchi amici, un professore delle superiori, un ex capo, un collega, ecc.
Costruirsi delle relazioni con delle persone che potrebbero aiutarvi è fondamentale., ad esempio sareste in grado di dire dove vanno abitualmente le 10 persone più importanti od influenti nel tipo di carriera che volete intraprendere, ad esempio nel caso del giornalismi, i 10 editori più importanti, o i 10 giornalisti più influenti.
Potete anche cercare tra le conoscienze che già avete oltre che cercarne di nuove: Ad esempio chiedete agli amici dei vostri amici, agli amici dei vostri colleghi di lavoro, ai vostri fratelli, compagni, i contatti dei vostri genitori, gli zii, il vostro vescovo (per chi frequenta le chiese), il vostro dottore, gli amici del vostro avvocato,i vostri vicini, le persone con cui avete lavorato in passato, e cosi' via.
Stendete una lista di queste persone.
Chiedetegli se conoscono qualcuno che potrebbe aiutarvi a realizzare un vostro sogno.
Poi create anche una lista parallela, che chiameremo: la lista degli influenti e ispiratori:
In questa lita andranno inseriti i nomi di persone che probabilmente in questo momento non conoscete personalmente, come ad esempio i pionieri nel campo che vi interessa, i primi giornalisti ed analisti che hanno parlato del fenomeno,ecc.
Poi fate una lista dei potenziali clienti o persone che potrebbero essere interessate ai vostri servizi.
Quando stenderete queste liste, è importante che mettiate per iscritti i nomi delle persone che prendono le decisioni e non i semplici collaboratori o i membri.
In principio concentratevi sulle persone che fanno parte del vostro circolo sociale, poi pian piano espandetelo con persone nuove.
Mettete anche i nomi delle persone che vorreste conoscere.
Stendete una lista dei problemi che le persone che vorreste conoscere hanno.
Vendere (e vendersi) in essenza è risolvere i problemi di un'altra persona.
Risolvete nel tempo i suoi problemi e vendere i vostri servizi non sarà un grosso problema.
Pian piano noterete come avere una lista dei vostri obiettivi, una pianificazione dei tempi precisa in frammenti, ed una lista delle persone che potrebbero aiutarvi nel vostro cammino siano tutti eventi collegati.
Il resto sta a voi, e all'impegno che ci metterete. Buona fortuna.
Il 99% dei lavori hanno una cosa in comune ovvero quello di saper trattare con le persone, questo unito ad una buona audacia personale e ad un pò di fiuto permettono di andare avanti.
Le persone che ammiriamo spesso sono quelle che hanno avuto il coraggio di seguire le proprie passioni fino in fondo, mi viene in mente il discorso di Steve Jobs, che ha dovuto reinventarsi molte volte, ed è riuscito a farlo perché ebbe il coraggio e l'audacia di seguire un corso di calligrafia.
Ricordo che quando ascoltai per la prima volta una lezione di Mezza rimasi molto colpito dalla sua competenza in materia, mi era sembrato uno dei pochi docenti che sapesse di cosa parla e che fosse al passo coi tempi. La mia intuizione è stata sapergli proporro alcuni argomenti ed informazioni che ritenevo trovasse interessenti e poi la forza d' animo di farmi avanti proponendo una collaborazione, vincendo quella soggezione che troppo spesso prende corpo in molti studenti quando devono relazionarsi con un docente, ed hanno paura che questi li prenda in antipatia rendendogli impossibile passare un esame.
Sicuramente l' università nello specifico e la società in generale hanno qualcosa che non va.
Si studia, si da superano gli esami, però nella facoltà non c'è collegamento tra quello che lo studente fa e quello che dovrebbe farlo progredire.
A nessuno dentro la facoltà interessa realmente se apprendete qualcosa, o se migliorate, problema dovuto anche al largo numero di studenti.
Nessuno si preoccupa di guidarvi, dirvi come fare una tesi, quali passi fare immediatamente dopo esservi laureati, non c'è nessuno che si preoccupi di tenere una lista di contatti o potenziali clienti interessati ai giovani più talentuosi che escono dalla facoltà. Nella facoltà di SDC della Sapienza ogni tanto venivano persone come Maurizio Costanzo a fare lezione, da noi nessuno in particolare. Il tutto mi da un senso di scollegato dalla realtà, da quello che accade al di fuori.
Abbiamo docenti che ci insegnano teorie sulla comunicazione, dovrebbero essere i primi a conoscere le tecniche più efficaci in quei campi, gli ultimi ritrovati. Se studio SDC vorrei sapere cosa devo dire a qualcuno se voglio essere abbastanza sicuro di vendergli qualcosa. Vorrei sapere come capire quali sono i suoi bisogni e no, per farlo non serve a nulla fare "l' osservatore partecipante" come studiato nell'esame di metodologia della ricerca sociale. Che cosa diavolo ci insegnano?
Se voglio imparare a vendere bene, dovrebbero affiancarmi a chi è un eccellente venditore e farmi formare da lui, insegnarmi cosa chiedergli per capire come fa bene quello che fa. Solo che questo non lo insegnano. Se voglio farlo devo fare dei corsi di PNL (Programmazione Neurolinguistica, per chi non sapesse cos'è si legga la relativa voce su Wikipedia) nei quali mi insegano le precise strategie di vendita e negoziazione dei migliori veditori del mondo. Da chi vorreste imparare se non dalle persone più eccellenti in quel campo
Questi corsi costano però. Purtroppo è diventato normale non insegnare quello che è davvero importante e far pagare carissimo quello che ci dovrebbe invece essere insegnato normalmente per vivere, facendoci impazzire per trovare una guida. Al massimo uno si cerca attorno, mio padre è uno dei venditori più esperti e di successo della mia città, sono fortunato, ma chi non è cosi' fortunato che fa? E poi tanto con i genitori noi giovani non ci parliamo nemmeno più e non ci vogliamo far insegnare niente, e grazie alla magia della moderna società loro non hanno più tempo per insegnarci nulla o sono troppo stanchi per farlo a fine giornata.
Vuoi vedere che la soluzione è fare come si faceva fino a 60 anni fa quando il giovane andava molto presto a fare apprendistato da cului con cui doveva e voleva lavorare?
Nella nostra facoltà , dovrebbero insegnare come impaginare un giornale, cosi' si evitano scene come quella capitata in una lezione con me e Rocco dove uno studente si è alzato ed ha detto "Io non diventerò mai giornalista perché nessuno mi ha mai insegnato ad impaginare". Certo dovrebbe impararlo da solo, se vuole andare avanti, l'autoformazione è fondamentale, però che razza di scuola o università pretende arrogantemente di chiamarsi cosi' se non fa vera formazione? Vergogna!
Se chi dovrebbe farmi da insegnante non conosce la propria materia, allora la smetta di mettersi dietro ad una cattedre pensando di insegnare senza farlo realmente, stia zitto e mi lasci libero di formarmi autonomamente perché non ho bisogno di lui, con che diritto dovrebbe una persona valutarmi?
Una piccola preghiera per i docenti: Se un professore comprende che uno studente è capace, dovrebbe parlarne a tutto quelle persone che conosce nel suo circolo sociale lavorativo che potrebbero essere interessati a quelle competenze dello studente in questione, se no cosa sta li ad insegnargli a fare se non gli passa le competenze concrete e necessarie per imparare il lavoro che insegna? Se non ha il piacere di inserire qualche giovane nella propria professione, che rispetto ha per quella professione che pensa di amare?
Come mai si dimentica tutte le difficoltà che lui stesso ha dovuto affrontare quando cominciava?
Ricordo che quando ascoltai per la prima volta una lezione di Mezza rimasi molto colpito dalla sua competenza in materia, mi era sembrato uno dei pochi docenti che sapesse di cosa parla e che fosse al passo coi tempi. Ho avuto il coraggio di proporgli alcuni argomenti ed informazioni che ritenevo trovasse interessenti e poi la forza d' animo di farmi avanti proponendo una collaborazione, vincendo quella soggezione che troppo spesso prende corpo in molti studenti quando devono relazionarsi con un docente, ed hanno paura che questi li prenda in antipatia rendendogli impossibile passare un esame.
Bisognerebbe fermarsi e chiedersi cos'è davvero importante, siamo immersi dalla tecnologia, sommersi dai servizi, bombardati dalle informazioni, eppure l'uomo moderno è sempre di più ossessionato da dei bisogni basilari: Avrò una casa? Riuscirò a mangiare? La mia salute rimarrà buona con tutte le malattie che ci sono? Riuscirò a trovarmi un/a compagno/a?
Ci si è persi totalmente sul modo di fare educazione e di apprendere.
Uno dovrebbe chiedersi cos'è realmente importante.
Una volta la formazione era qualcosa che avveniva in una comunità ben precisa in spazi più piccoli, ci si formava per la comunità facendo un servizio che poi sarebbe risultato utile a tutti, c'erano maniscalchi, artigiani, contadini, sarti, si c'erano anche i giornalisti, che informavano su quello che accadeva localmente e nei paesi vicini. C'era un senso di coesione di comunione con un gruppo. I giovani veniva formati fin da piccoli nel fare un po' di cose pratiche, cosi' che crescendo sapessero essere realmente autonomi, ed indipendenti, sapevano come cucinare, sapevano le basi per ripararsi un vestito se si rompeva, o coltivare un po' la terra per essere sicuri di avere di che mangiare, probabilmente erano anche in grado di costruirsi da soli una casa almeno in Italia fino a 150 anni fa o poco meno. E cosi' potevano poi decidere una volta adulti la loro professione continuando a far parte della comunità. Perché solo facendo un lavoro che ci permette di riunirci e di avere il senso di appartenenza ad un gruppo e che beneficia anche gli altri riusciamo a sentirci appagati nel tempo.
Certo lo scenario è cambiato, le città si sono ingrandite, c'è la globalizzazione, ecc, però perché non siamo più felici? Perché siamo ossessionati dalla paura di non trovare lavoro, casa, mangiare quando pochissime generazioni fa l'ultima cosa di cui dovevamo preoccuparci era la paura di non trovare casa lavoro mangiare??
Alla fine per molti studenti della nostra facoltà e non solo, quello che rimane e trovare il modo di essere indipendenti e lavorare per conto proprio.
Come esempio virtuoso, ho citato più volte nella breve vita del gruppo Luigi Canali de Rossi, gestore del sito
www.masternewmedia.org esperto di nuovi media che si è reso conto da molto tempo che non c'era futuro nel lavorare nel vecchio sistema dei media e nemmeno nelle università specializzate, cosi' ha aperto un sito, scrivendo tutti i giorni articoli pionieristici sui nuovi media, recensendo servizi, programmi, offrendo le sue competenze ed i suoi talenti specifici a chi ne ha bisogno in questo campo, parlando di formazione per mezzo dei nuovi media, e di come questi possano avere un impatto pratico nella vita di tutti i giorni, scoprendo nuovi servizi utili per i suoi lettori, diventando in brevissimo tempo LA FONTE per chi è appassionato hai nuovi media.Vale la pena di visitare questo sito perlomeno per avere un idea di cosa l'intraprendenza individuale possa realizzare se unita a passione, autoformazione e talento.
Oppure seguire una propria passione e portarla avanti fino in fondo, per me è stato cosi'.
Ho imparato l'inglese da solo senza fare corsi perché mi serviva conoscere la lingua per comprendere ed avere accesso alle informazioni migliori che potevo ottenere e che erano in lingua inglese.
Non sapevo usare un computer molti anni fa, ho dovuto passare un anno solo a leggermi testi sull'argomento e riviste specializzate e poi ho fatto migliaia di errori per apprenderlo l'uso, ho chiesto e speso ore con chi era più bravo di me per farmi insegnare.
E lo stesso processo lo ho seguito nella vita.
Due anni fa mi sono comprato una macchina fotografica digitale, dopo 10 anni che non fotografavo più nulla.
Le prime foto erano orribili, le conservo ancora come ricordo. Ho scattato e scattato, fatto prove su prove, di angolature, di luci, cercando i limiti della mia macchina, testando, cancellando, riprovando, oggi chi guarda alcune delle foto che scatto mi fa i complimenti e mi dice che sono belle (Allego una foto che ho scattato domenica in una scampagnata)
Ciò vuol dire che farò il fotografo? No, però sto facendo una cosa che amo, e non si sa mai, se diventassi giornalista un giorno potrebbe servirvi far fotografie per bene…
Buone vacanze a tutti,
Jimmi
Il 04/08/06, CLAUDIA RODRIGUEZ<neru...@libero.it> ha scritto:
Il 04/08/06, CLAUDIA RODRIGUEZ<neru...@libero.it> ha scritto:
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